Eroe due volte
Il meccanismo si vede meglio quando si inceppa.
Luca Signorelli ha fatto due cose.
La prima: sabato 16 maggio, via Emilia Centro, Modena. Salim El Koudri investiva i passanti con una Citroën C3. Signorelli lo ha inseguito mentre fuggiva. El Koudri lo ha accoltellato. Signorelli non si è fermato.
La seconda: qualche giorno dopo, a Piazzapulita, su La7.
"È inutile che il ministro Salvini e l'onorevole Vannacci si mettano lì a dire che qui è una questione di fanatismo religioso. No, non è niente di tutto questo. Non buttiamo dell'acqua su questo fuoco perché non porta da nessuna parte. C'è solo una nazionalità, l'umanità."
La prima cosa ha fatto di lui un eroe per la destra italiana.
La seconda lo ha reso inutile.
Ma andiamo con ordine.
Nei giorni successivi all'attacco la macchina del frame ha funzionato. Silvia Sardone ha estratto e diffuso una prima dichiarazione di Signorelli. Roberto Giusti e altri profili del circuito destro l'hanno amplificata per giorni, battendosi il petto, esponendo la sua foto come esempio di eroismo contrapposto al "terrorista" El Koudri. L'omissione era mirata: chiunque altro fosse intervenuto era di origine straniera, inutile alla narrativa. Osama e Mohammed Shalaby, che erano lì e avevano fatto la stessa cosa, non esistevano.
Poi è arrivata Piazzapulita.
La destra che lo acclamava ha cominciato a prendere le distanze. Prima i post che sminuivano quello che aveva fatto.
Poi, un gradino più in basso, la tesi che Signorelli fosse in realtà Simon Liberati: scrittore e sceneggiatore francese, fotografato in un'intervista del 2015. La prova era una foto. Il problema: Liberati ha quasi vent'anni più di Signorelli. E non è un attore.
La destra cercava un oggetto narrativo, non un eroe. Un italiano da contrapporre a uno straniero, un corpo da mettere in copertina. Quando Signorelli ha parlato, ha smesso di essere utile. Il frame richiedeva un protagonista che non aprisse bocca, o che aprisse bocca dicendo la cosa giusta.
Quello che il frame faceva lavorare in silenzio era la selezione. Signorelli scelto, Osama e Mohammed Shalaby no. La selezione non era casuale: è il gesto definitorio del frame identitario. "Chi può rappresentare noi" al posto di "chi ha aiutato". La risposta non può essere mai "tutti", altrimenti il frame si svuota.
Quando Signorelli ha dato quella risposta, ha tolto al frame il suo oggetto. Il frame non si è rotto dall'esterno: si è scoperto che l'oggetto non era quello che sembrava. Da lì la squalifica, la cospirazione, la foto del 2015.
È la sequenza standard di ogni evento che la propaganda identitaria tenta di usare e trova resistenza nel protagonista reale. Frame, selezione, amplificazione, collasso, negazione.
Quello che Salvini e Vannacci non possono tollerare è che Signorelli abbia ragione, e che lo abbia detto in prima persona, su un canale nazionale, nominandoli per nome.
Luca Signorelli ha fatto due cose.
Entrambe sono state necessarie ed eroiche.
La seconda, per chi costruisce cartoline, era la peggiore.








Meno male che ci sono persone come Signorelli!